L’OLIO DI PALMA: FÀ DAVVERO POI COSÌ MALE? CERCHIAMO DI FARE UN PO’ DI CHIAREZZA.

L’OLIO DI PALMA: FA DAVVERO POI COSÌ MALE? CERCHIAMO DI FARE UN PO’ DI CHIAREZZA.

“Fa male. Rovina il nostro sistema cardiocircolatorio. Provoca il diabete. Forse è anche cancerogeno.” Le accuse contro l’olio di palma, un grasso vegetale estratto dalle drupe di alcune varietà di palme, mettono paura. Non bastasse, sarebbe anche responsabile di una feroce deforestazione a favore della monocoltura intensiva della palma, e metterebbe a repentaglio interi ecosistemi e la sopravvivenza di molte specie animali. Insomma, un vero e proprio killer per la salute e l’ambiente.

Ma è proprio tutto vero? Non completamente.

Innanzitutto cerchiamo di capire insieme perché l’olio di palma viene utilizzato dall’industria alimentare. Nella maggior parte delle ricette dei dolci da forno, oltre allo zucchero, è necessario aggiungere una certa quantità di sostanze grasse: olio o burro, utilizzati per dare una miglior struttura e consistenza al prodotto. L’olio di palma ha una composizione in acidi grassi più simile al burro rispetto agli altri grassi vegetali: è infatti composto essenzialmente da grassi saturi (palmitico, stearico e laurico). Di conseguenza ben si presta, per le sue proprietà chimiche, a sostituirlo nelle preparazioni industriali. Oltretutto ha un costo nettamente inferiore; è insapore e se aggiunto alle preparazioni non ne altera la gradevolezza. Infine, rispetto al burro, garantisce una conservabilità maggiore dei prodotti, per la sua maggior resistenza alla temperatura e all’irrancidimento. Secondo i dati INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), nell’olio di palma ci sono 49,3 grammi di grassi saturi su 100 grammi, nel burro ce ne sono 51,3. Ovviamente queste percentuali possono variare (seppure di poco) a seconda del tipo di palma o del tipo di latte che si utilizza. L’olio di palma non è l’unico grasso vegetale con un tale livello di acidi grassi saturi: anche il burro di cacao, contenuto in molti prodotti dolciari per la stessa ragione per cui si usa l’olio di palma, raggiunge i 60 grammi di grassi saturi su 100 grammi di prodotto.

Fatte queste dovute precisazioni dobbiamo quindi chiederci: ma fa male?

Dipende da quanto ne consumiamo. Trattandosi di un grasso saturo, va’ considerato esattamente come tutti gli altri grassi saturi come burro e strutto. Facciamo un esempio pratico: la merendina industriale contenente olio di palma non fa’ meno male della torta della mamma con 200 g di burro! Ovviamente questo non vuol dire che occasionalmente non si possa mangiare una fetta di torta…

In conclusione: l’olio di palma non è il grasso più salubre che esista, ma nemmeno il peggiore: prima di bandirlo bisogna verificare con che cosa lo si sostituirebbe. Molti prodotti che mostrano sulla confezione la scritta “senza olio di palma” contengono olio di cocco o burro di cacao, che sono altrettanto nocivi.

La strategia più ragionevole, a livello individuale, è quella di variare le proprie fonti alimentari, evitando di abusare di prodotti con olio di palma senza però demonizzarli o indire crociate non sempre sostenute da sufficienti motivazioni scientifiche, soprattutto se si guarda al problema nella sua interezza e non solo nei dettagli.

Gaja Corbetta

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